Elementi Tematici

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Donare coerenza ad un’improvvisazione trova la sua principale ragion d’essere nello sfruttamento degli elementi tematici di una composizione nella misura in cui detti elementi restituiscono unità strutturale al tutto.

Un approccio evoluto in tal senso coincide nell’analisi e nella scomposizione delle frasi arrivando all’isolamento dei singoli intervalli formanti le medesime, i quali diverranno nella mani dell’improvvisatore gli elementi costitutivi informanti gli episodi creativi della composizione stessa.

La musica jazz, quintessenziale elemento relativamente alla prassi esecutiva dell’improvvisazione nella tradizione occidentale ed ormai diffusa ovunque, è formata dalla parte tematica scritta, che informa il lavoro creativo, e dalla parte d’invenzione estemporanea, trasmessa per tradizione orale, che ad essa naturalmente si riferisce.

Il singolo intervallo, la distanza tra due note, può essere utilizzato come elemento fluttuante e cangiante all’interno della parte improvvisata, adattantesi alle armonie del brano e alle relative sostituzioni, oltre che modificabile dal punto di vista ritmico.

Una parte più cospicua dell’elemento tematico, una semifrase o parte di essa, può subire una parafrasi, mantenendo alcuni elementi formanti, evitando la pedissequa riesposizione.

L’aumentazione e la diminuzione dell’elemento tematico è una ulteriore strada percorribile.

Tale approccio trova l’antecedente storico nel tema con variazioni.

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Culture Telematiche

 

 

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La trasmissione delle culture corre sul filo della rete.

L’informazione globale è, oggi, a portata di mano, non esistono più limiti né alibi di fronte al dovere e al diritto di essere informati.

Chi si estranea da questo imperativo sottoscrive una connivenza con l’ignoranza ormai fuori dal tempo e si colloca in automatico nel girone degli ignavi.

Chi desidera conoscere, oggi, ha a sua disposizione tutti gli strumenti per attivarsi in tal senso.

Il passaggio delle informazioni per trasmissione orale conosce una nuova dimensione planetaria che sviluppa conseguentemente l’evoluzione della specie umana tramite l’acquisizione di nuove prospettive socio-culturali.

Questo imponente flusso di informazioni va gestito tramite il filtro critico del singolo nell’obiettivo di ottimizzarlo, veicolandolo verso l’appropriata sede finale.

Il molteplice aspetto delle informazioni ha influenzato, com’è noto, gli assetti politici planetari, tant’è che i regimi totalitari tendono a calmierarne la portata tramite pesanti vincoli regionali.

Le nostre esistenze sono influenzate e si svolgono parzialmente in rete ed è pressante la tendenza ad incrementare le fasce orarie legate all’utilizzo di internet grazie all’introduzione delle tecnologie veicolanti la telematica in movimento.

L’appunto cartaceo ha perso parte della sua valenza, anche se è ancora presto per poterne definitivamente prescindere, data l’inaffidabilità manifesta di alcuni protocolli informatici relativi all’alloggiamento dei dati negli hard disks.

Tra le altre discipline, la Musica trova anch’essa uno spazio maestro nelle maglie della rete, la quale definisce un inedito modello di trasmissione delle informazioni inerente l’evoluzione dello studioso.

Sorprese dell’inatteso

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L’improvvisazione coincide con la sorpresa, con il risultato inaspettato che ogni improvvisatore degno di questo nome ricerchi senza sosta, nell’obiettivo, appunto, di trovarsi sorpreso del suo stesso operato. 

Non è casuale la scelta di un banco di lavoro rappresentato da una preesistente struttura formale che possa adeguatamente accogliere le invenzioni estemporanee degli improvvisatori.

Tale struttura diventa il contenitore, lo spazio vitale, l’ambito in cui potersi muovere, l’arena in cui disputare i giochi di squadra e le competizioni ed i confronti in solitaria con gli avversari.

Il gioco di squadra si espleta tramite il dialogo che intercorre naturalmente tra i componenti del gruppo, le competizioni in solitaria si palesano nei concerti in solo e l’avversario comune è il superamento di sé stessi, dei propri limiti e delle proprie incertezze.

Il jazz è attitudine per sistemi nervosi saldi.

L’equilibrio necessario per affrontare la sfida risiede in quella centratura che solo la mente intuitiva ci può restituire.

Perciò l’abbandono alla non ricerca, la fiducia manifestata alla propria intuizione, la tranquillità donata dal lavoro pregresso, svolto con tenacia negli anni, dalla sfera razionale, sono la panacea.

Ciò che ci nutre ed appaga è l’emozione, la trasmissione e la ricezione della medesima, la corrente sotterranea che ci tiene al mondo, il flusso temporale che dipana le nostre esistenze.

Siamo animali sociali ed il dialogo è alla base della nostra essenza, ed un inaspettato dialogo viene a crearsi tra i componenti di un gruppo nel momento in cui ciò che si dibatte veleggia sull’onda di quello specchio d’acqua rappresentato dai limiti strutturali della canzone.

Ed ogni volta che si solca quel mare, la visuale cambia, la luce di un altro giorno è sempre differente, lo stato d’animo dei naviganti è costantemente mutevole e da queste premesse si origina l’emozione risultante e l’inatteso frutto che tale maturazione intuitiva ci reca.

Accade che, a volte, quel mare ci risulti troppo familiare, quando la rotta tende a ripetersi, e allora si anela ad altri percorsi, altre rotte, altri mari.

E, nell’ottica delle sorprese dell’inatteso, questo mare può avvilupparsi su sé stesso, può svilupparsi in un gorgo, trasformarsi in un fiume, un torrente che scorre e si infrange in rapide e cascate, sino alla dissoluzione formale totale.

E questa dissoluzione può concretizzarsi nell’annullamento della struttura tradizionale.

Interessante, in quest’ottica, l’iconoclastica distruzione della forma canzone in vista di un differente approccio strutturale.

Volendo donare una dimensione congrua a tale approccio, l’ideale è sfruttare gli elementi tematici e ritmici, nell’obiettivo di ricreare una diversa situazione strutturale, non delineata in un definito numero di battute, che lascia il più ampio coefficiente di libertà alla composizione estemporanea.

A differenza del free jazz, totalmente libero, ancorché ancorato all’idioma stilistico, in questo caso la presenza di un tema iniziale e della sua riesposizione finale restituisce una differente concezione strutturale e gli elementi formanti detto tema – melodici, armonici e ritmici – utilizzabili durante l’excursus creativo nella porzione centrale del brano rinforzano la percezione strutturale.

Dal punto di vista della trasmissione emozionale, si rende necessaria una particolare sensibilità da parte dei musicisti che affrontano un simile approccio sperimentale in modo tale che non si corra il rischio che un’estrema ricerca crei una indesiderata barriera tra i musicisti ed i fruitori.

La vigile attenzione che va posta in essere deve nel contempo lasciare lo spazio necessario affinché l’intuizione di ognuno e la sinergia del collettivo accolgano per conseguenza le sorprese dell’inatteso.

Il Jazz è la strada maestra per l’apprendimento della tecnica dell’improvvisazione

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La tecnica dell’improvvisazione è la strada maestra per conquistare la libertà nella Musica.

Il Jazz è la strada maestra per l’apprendimento della tecnica dell’improvvisazione.

Non esiste in occidente un sistema migliore per apprendere l’arte dell’improvvisazione se non quello di avvicinarsi al jazz.

Per il suo ruolo centrale, date le sue caratteristiche, non esiste strumento musicale migliore, per imparare l’arte dell’improvvisazione jazz, del pianoforte, anche per chi desidera dedicarsi ad un altro strumento.

Il pianoforte, per l’appunto, offre la possibilità unica di apprendere l’armonia, ovvero la scienza del collegamento delle parti, in breve l’arte di gestire gli accordi, poiché solo sulla sua tastiera è possibile visualizzare le distanze ed i rapporti tra le differenti note, in modo tale da assimilare nella sua interezza l’aspetto lessicografico dell’impianto musicale, tant’è che anche gli altri strumentisti devono necessariamente studiarlo nell’ottica di gestire il proprio strumento sul quale non hanno la possibilità di visionare gli elementi lessicali.

Altri strumenti possono essere più potenti nell’emissione della singola nota, come, ad esempio, gli strumenti solisti – la tromba, il saxofono, il violino, il violoncello, senza scomodare in questa sede la voce umana, strumento principe, date le sue potenzialità espressive e la sua naturale dimensione organica – o gli strumenti del registro grave che si sobarcano il ruolo di sostegno di tutta la compagine orchestrale, ma il ruolo centrale del pianoforte trova conferma, anche per il fatto che contiene l’intera estensione dell’orchestra, caso unico nella casistica organologica.

Un corso on line di pianoforte moderno farà naturalmente riferimento, dunque, al ruolo centrale del pianoforte jazz.

In un secolo di storia – che prende le mosse dal Ragtime, idioma stilistico proto jazzistico non annoverante l’elemento discriminante dello swing al suo interno, proveniente dalla tradizione europea alla quale sovrappone l’elemento sincopato, sino a pervenire alle ultime conquiste degli attuali pianisti – lo strumento ha visto il felice sviluppo di una forma d’arte oggi imprescindibile nell’esperienza del musicista contemporaneo aperto agli stimoli culturali contemporanei.

La fascinazione che il pianoforte jazz risveglia nella curiosità del musicista evoluto non trova nessun parallelo in alcuna altra forma musicale passata o presente e uno degli aspetti più interessanti è che l’origine geografica di detto ambito stilistico si può considerare trascurabile nel momento in cui si cerchino delle coerenze al proprio operato, anche appartenendo ad altre realtà geografiche.

Così come è possibile e congruo individuare concertisti classici in ogni angolo del pianeta, così è lecito ed addirittura creativo, scorgere musicisti jazz dalle più disparate provenienze che, anzi, apportano al linguaggio tradizionale il loro contributo di singoli individui e la loro tradizione endemica.

Da ciò si evince che siamo in presenza di materiale malleabile, di un tessuto elastico plasmabile nelle nostre mani, pur nel rispetto della tradizione.

Ciò è meraviglioso e restituisce un senso di libertà praticamente assente in altri ambiti.

Inoltre, e qui a mio avviso trova spazio l’aspetto più interessante, è che detti materiali lessicali ci permettono di creare e sviluppare il proprio mondo musicale nel più totale libero arbitrio.

In definitiva, il pianoforte jazz dona la libertà, anche agli altri strumentisti e non solo ai pianisti, e si dimostra chiaramente come la strada maestra per l’apprendimento della tecnica dell’improvvisazione.

Botta e Risposta

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Botta e risposta, imitazione di un modello.

Cosa è più proficuo, a livello propedeutico, dell’imitazione di un modello?

Quanto ci insegna l’approccio didattico degli insegnati orientali che sollecitano il proprio allievo tramite l’approccio a botta e risposta?

L’imitazione di un modello è da sempre la strada maestra per l’apprendimento.

E oggi l’approccio a botta e risposta è ulteriormente veicolato dalla rete.

Le informazioni planetarie corrono sul filo della rete e ciò ha modificato la morfologia comportamentale della specie umana.

Oggi l’approccio botta e risposta relativamente all’apprendimento musicale può palesarsi in rete tramite un corso di strumento on line.

Perché un corso di strumento on line?

Teniamo presente che nella lezione di musica tradizionale ciò che rimane impresso nel corredo sinaptico equivale al 39% a detta dei neurologi.

Questo in parte spiega la necessità del tempo necessario all’apprendimento di uno strumento nell’insegnamento tradizionale, che si espleta tendenzialmente tramite una lezione di un’ora alla settimana e dello studio quotidiano a casa.

In un corso on line è possibile ripetere la singola lezione all’infinito ed in qualsiasi momento del giorno o della notte e ciò si traduce in una notevole ottimizzazione dei tempi di studio e di apprendimento.

Senza dubbio il rapporto diretto con l’insegnante è una componente insostituibile, ma occorre anche considerare che l’allievo a lezione deve confrontarsi praticamente sempre con aspetti emotivi che difficilmente entrano in gioco nell’intimità di casa sua e che spesso inficiano gran parte dell’apprendimento durante la lezione tradizionale.

Nella lezione on line è possibile fissare nel nostro corredo sinaptico il concetto espresso tramite l’approccio a botta e risposta, ovvero tramite l’approccio imitativo, assimilabile alla prassi propedeutica dell’insegnamento di stampo orientale.

Il mancato rapporto diretto con l’insegnante viene ricuperato in parte tramite il necessario corollario di attività che un adeguato corso on line deve necessariamente annoverare, nei termini di una chat line con il docente.

Naturalmente un corso on line dev’essere integrato dei necessari contributi scritti, tramite la fornitura di documento in formato pdf relativi alle singole lezioni ed agli argomenti trattati.

Da che il mondo è mondo, la trasmissione delle competenze è passata brillantemente attraverso l’insegnamento tradizionale. Oggi, semplicemente, abbiamo uno strumento in più per sfruttare nella sua interezza l’approccio a botta e risposta.

Corsi e ricorsi di Pianoforte

Studiare pianoforte, individuare il metodo di studio, individuare l’insegnamento corretto.

Studiare tecnica dell’improvvisazione, apprendere l’arte della creatività, intraprendere un percorso stimolante e pragmatico, che tenga viva la curiosità e che desti un interesse costante, dati gli argomenti e dato il modo di proporli e di esporli.

Siamo abituati che ogni volta che ci si accosta allo studio del pianoforte ci si debba necessariamente confrontare con anni di noiose metodologie vetuste finalizzate all’apprendimento della prassi esecutiva accademica. 

Il problema di fondo è che la maggior parte degli insegnanti tradizionali non hanno le competenze necessarie per insegnare l’arte della creatività e la tecnica dell’improvvisazione.

Ciò che trasmettono altro non è se non ciò che hanno essi stessi appreso, ovvero l’apprendimento della prassi esecutiva.

Tutto ciò relega ad una sola competenza: l’ottimizzazione della partitura, ovvero la perpetua sudditanza all’autore del testo musicale.

Ci si illude che in un futuro sarà possibile travalicare questo tipo di competenza, approdando felicemente nelle lande della creatività musicale, ma si tratta di una speranza vana, se ci si limiterà a questa tipologia di percorso di studi.

Da un certo punto in avanti nell’esperienza propedeutica occidentale la trasmissione delle competenze si è cristallizzata nell’assoluto ed esclusivo ossequio alla parte scritta, inibendo di fatto l’apprendimento della libertà esecutiva.

In oriente da sempre la propedeutica musicale endemica, non legata al repertorio europeo, prevede un approccio antifonale tra docente e discente, nell’ottica di stimolare le capacità imitative dell’allievo. L’insegnante propone il frammento musicale e l’allievo s’industria ad imitarlo. La prassi si ripete sino a che lo studente non cesella adeguatamente la frase proposta. Tutto senza l’ausilio – o l’impedimento – della parte scritta.

Nello studio della tecnica dell’improvvisazione di matrice jazzistica afroamericana si opta per un approccio simile, tant’è che le matrici africane, legate a doppio filo alla trasmissione orale, in questo modo fanno capolino anche in occidente, vivificando la nostra propedeutica di nuova linfa vitale.

Da anni ormai gli accademici hanno rizzato le orecchie nella direzione di queste metodologie, non a caso oggi è annoverato lo studio della musica jazz nei conservatori di tutta Europa, per tacere degli Stati Uniti d’America, tradizionalmente e storicamente avvezzi a tale abitudine.

Ci si potrà interrogare sull’effettiva congruità dello studio della musica jazz nel nostro Paese, nei termini dell’effettiva vicinanza storico-stilistica con la musica afroamericana ma ogni dubbio scompare nel momento in cui ci si rende conto che buona parte delle matrici jazzistiche si originano grazie all’intervento di una grande parte di musicisti italiani oriundi, per tacere della tradizione bandistica siciliana che tanta parte ebbe nello sviluppo delle fanfare di New Orleans confluite nelle big bands americane.

Al di là di ciò, la prospettiva odierna del villaggio globale ci esorta al confronto con tutto ciò che ci stimola all’apprendimento e tocca le nostre corde emotive più profonde.

Le informazioni corrono veloci e la presenza dei contenuti in rete è una realtà sociale di portata storica che non può essere ignorata e che, di conseguenza, restituisce coerenza ad ogni nostra scelta, tant’è che il futuro che ci attende tende all’unificazione planetaria.

Suonare uno strumento oggi, suonare il pianoforte oggi coincide con la totale apertura mentale ed una visione ad angolo giro, se ci si vuole immergere in un’esperienza esistenziale felice ed appagante.

 

 

Cosa significa godersi pienamente la Musica al Pianoforte?

La Musica è un enorme contenitore di meraviglie.

Che cosa può significare concretamente godersi pienamente la Musica al pianoforte?

Relativamente pochi giganti della Musica hanno realizzato le loro inarrivabili composizioni che possiamo agevolmente individuare nelle partiture reperibili in commercio, e questa è una strada possibile, ma quanti di noi possono dire onestamente a sé stessi di essere riusciti a realizzare un’esecuzione congrua dei capolavori in oggetto?

Questo privilegio è riservato a pochi eletti, comunque sacrificati in un’esistenza monastica dedicata esclusivamente, salvo rarissimi e fortunati casi, allo studio rigoroso dello strumento.

Tale dedizione spesso coincide, per la sua stessa natura di esclusività, con una deprecabile condizione esistenziale, foriera di sociopatia manifesta e palese disadattamento.

Ora, nel momento in cui ci poniamo l’obiettivo di esaltare la nostra vita spirituale tramite l’illuminazione che la Musica ci fornisce, individuo una evidente incongruenza in ciò che tale prassi di studio arreca a colei o colui che con tale dedizione si avvicinano al mondo del pianoforte concertistico, tant’è che, a fronte di pochi eletti concertisti di chiara fama, tra i quali inevitabilmente si aggirano comunque dei veri e propri disadattati sociali, per contraltare vi è una sconfinata pletora di infelici fruitori parziali di ciò che chiamiamo gioia di fare Musica.

Detto questo, quale può essere una soluzione verosimile a tale problematica?

Vladimir Ashkenazy, grandioso ed inarrivabile concertista russo naturalizzato islandese, pianista e direttore d’orchestra di livello più che assoluto dalla sconfinata discografia e dal repertorio immenso, amico di Keith Jarrett, parlando con quest’ultimo, manifestò la sua inquietudine per non essere in grado di improvvisare neanche una singola nota al pianoforte.

Friedrich Gulda, grandioso interprete beethoveniano, ascoltando il suo amico Chick Corea improvvisare al pianoforte si è sentito, parole sue, un perfetto idiota e si è messo subito all’opera per ovviare all’inconveniente.

Che cosa ha fatto Friedrich Gulda per ovviare all’inconveniente?

Semplice: ha studiato tecnica dell’improvvisazione e si è regalato la libertà.

Che cos’è la libertà in Musica?

Che cos’è la libertà sul pianoforte?

La libertà, in termini generali, può, senza tema di smentita, coincidere con il libero arbitrio, con la libera scelta, con il cambiare idea, con il confronto, con l’intuizione, con qualche cosa che possiamo accostare al concetto di luce.

Il già citato Keith Jarrett in un suo aforisma sotiene che ‘Il Jazz è lasciare che la luce brilli, lasciarla essere.’.

Lasciarla essere, per l’appunto, lasciarla libera, in definitiva.

E come si può lasciare libera la luce, suonando il pianoforte?

Cosa poniamo in essere quando abbiamo un’intuizione?

Nulla.

Non poniamo in essere nulla.

Poiché se ponessimo in essere qualche cosa la nostra intuizione ne verrebbe offuscata.

Che cosa significa intuire?

Poiché l’intuizione risiede nella nostra sfera subconscia, ogni azione razionale tende inevitabilmente ad intasare tale settore della nostra mente.

Un prezioso aforisma consiglia di sentirsi come a casa propria sul palco della Carnegie Hall e di sentirsi alla Carnegie Hall quando a casa studiamo sul nostro strumento.

Ciò fa leva sul dualismo tra mente razionale e mente intuitiva.

Cosa pone inevitabilmente in relazione mente razionale e mente intuitiva?

Lo studio.

Lo studio è di fondamentale importanza.

‘Devi studiare se vuoi farti una posizione, devi prenderti una laurea, devi sgobbare!’ esortano i saggi, i genitori, gli avveduti. E hanno indubbiamente ragione, con buona pace di chi sostiene che l’attuale crisi economica non premia più chi studia ma bensì chi conosce a fondo le dinamiche del denaro.

Benissimo, è importante prepararsi e questo è un percorso realmente senza fine, non a caso è noto che ‘non si finisce mai d’imparare’.

Che cosa significa imparare la tecnica dell’improvvisazione?

Significa studiare, anche duramente, un sistema di approccio alla Musica.

Significa studiare, anche duramente, IL sistema di approccio alla Musica.

Anticamente un musico era colei o colui che sapevano improvvisare al momento una villanella con il liuto, e questo semplicemente era il loro corredo professionale. 

Da qualche tempo, ormai, essere musicisti in certi ambiti coincide con la maestria di gestire la prassi esecutiva, ovvero sapere sviscerare una esecuzione perfettamente congrua da una partitura. Si è, dunque, perso quel corredo di nozioni e competenze che permetteva al musicista di vivere la Musica a tutto tondo, relegando il medesimo al ruolo di mero impiegato della musica, carico di scartoffie pentagrammate, senza le quali è un pesce fuor d’acqua.

La vera gioia di fare Musica, dunque, risiede nella capacità di improvvisare sullo strumento.

Ed è partendo da questo dato di fatto oggettivo che si dipana tutto il percorso che un musicista libero deve intraprendere nel momento in cui decide di essere tale.

L’assioma centrale di tale argomentazione è il seguente:

‘l’unità di misura dell’improvvisazione è la singola nota.’

Da ciò ne consegue che tutto il percorso di approfondimento relativo all’improvvisazione altro non è se non l’arte di assemblare le singole note e le imprescindibili pause, le quali sono il respiro della Musica.

 

Che cosa è il Jazz?

Che cosa è il Jazz?

Che cosa è la Musica?

E’ forse ciò che qualcuno ha vergato su di uno spartito?

Qualcosa deciso da altri ai quali ci dobbiamo adattare, nel rispetto di una prassi esecutiva e di una ben consolidata tradizione?

Qual’è il discrimine tra la Musica improvvisata e la Musica scritta?

Laddove lo spartito possa venire considerato come una sorta di registratore ante litteram ove fissare, immortalare, definire ad imperitura memoria un pensiero musicale, possiamo cominciare a considerare comunque anch’esso come una sorta di cristallizzazione di un’improvvisazione pregressa, con buona pace di tutte le competenze compositive che ne hanno informato il contenuto.

Parallelamente, possiamo prendere seriamente in considerazione il concetto assodato che l’improvvisazione altro non è se non composizione estemporanea, sempre con buona pace di tutte le competenze che ne hanno informato il contenuto.

Da ciò si evince l’assoluta identità di fondo tra composizione pregressa e composizione estemporanea, con buona pace di chi ancora tende a sottolineare le differenze tra i due approcci.

Possiamo disquisire per millenni sulle differenze stilistiche, possiamo argomentare sui differenti dialetti regionali, possiamo richiamare l’attenzione sul contesto socio-culturale, sta di fatto che la Musica è una.